luoghi comuni, nomi propri, posti immaginifici e musica ad altissimo volume
June 18, 2008
Episodio dodici – Il successo
In un tempo brevissimo diventarono famosi e ricchissimi, per via di quelle logiche perverse che sottendono il mercato musicale. Rico Tabs morì nell’incendio della sua villa, pare che le fiamme si siano sprigionate dallo zoo interno. Rita Pavone fu rapita e stuprata da una banda di nativi americani, dopo essere stata liberata grazie all’intervento di Obama e Carla Bruni scrisse un libro di memorie primo in classifica per settimane e settimane. Il country bar “Sentimiento Nuevo” venne raso al suolo per far posto al nuovo Car Center di Pablo Mudhoney. Ad alcuni andò peggio e furono coinvolti in storie di droga e sparatorie. C’è chi si è convertito all’Islam chi al neo paganesimo post industriale.
June 16, 2008
Episodio dieci/undici – Il dentista/Il produttore
Se gli eventi è destinato che precipitino, precipiteranno.
Questo pensava Rico piegato dal mal di denti fino a spezzare il suo noto senso dell’orientamento. Trovare un dentista in Libia potrebbe essere un bel problema, ma a Berlino crescevano parecchi dentisti alcuni di loro molto famosi. Rico decise aiutandosi con gli annunci pubblicati su Kultuhra, free press di Berlino Ovest sopravvissuta all’invasone letteraria post sovietica: Igor Pancev, Studio Dentistico Totale (chiusura estiva). Per farla breve: Licia diventò la donna del dentista Pancev senza alcun preavviso lasciando Tabs esterrefatto e imbottito di antidolorifici. Ma la prostituta libica del dentista Pancev suonava il basso da dio e forse per ricompensare Rico del tradimento gli chiese di fondare “Las Putas de Ciarlis”, complesso caraibico e latino che cantava in lingua originale numerose canzoni sconosciute rivisitate in stile ska punk. Questa oscura opportunità di sopravvivenza permetteva a Rico di liberarsi dalla dipendenza dalle droghe sintetiche e a Morgan Freeman, batterista reaggamuffin sessantunenne di Chicago, rischiava di procurare un angina. Alla chitarra avrebbe dovuto esserci un fan patito di Bowie ed effettivamente c’era. Il primo concerto terminò in linea con le premesse: una pessima esecuzione di dodici pezzi di diverse nazionalità, compreso “Sentimiento Nuevo” brano di uno sconosciuto artista italiano forse ancora in vita, e un ottima accoglienza da parte del pubblico del Rolling Stoner, un locale caratteristico poco lontano dalla porta di Brandeburgo. Rico Tabs si commuoveva facilmente e ogni tanto gli succedeva di ricordare Rita Pavone che proprio in quel momento si rifaceva una vita e la linea in Scandinavia con l’aiuto di un noto importatore musicale del posto. Caso volle che quella sera all’indie bar ci fosse Bob Amatullo, produttore in costante ascesa alla Columbia e con discreto fiuto per le fregature.
June 15, 2008
Episodio nove – La prostituta libica
Trascurando di quando Rico si introdusse molto in alto nell’organizzazione Il Complotto Contro Obama Perché Troppo Poco Nero (Sezione del Massachusset) e di alcuni guai con la giustizia a causa di certi voli transoceanici con piccoli aerei da turismo pieni zeppi di incomprensibili Madonne del Desiderio, il suo soggiorno Berlinese si dimostrò puntuale pieno di sorprese imbarazzanti e incontri poco carini. Comunque si divertì un mondo. In Germania c’era finito per caso, quando la pompa di benzina appartenente a Pablo Mudhoney, il quarantenne attivista del Partito Democratico locale, vinse un viaggio premio speciale di un concorso a premi speciali. Pablo aveva già vissuto il suo periodo punk e invitò Rico a godere del premio facendogli pochissime raccomandazione sui soldi e gli extra. Non si spiegò molto bene.
Quindici giorni, tutto pagato, la carta di credito per il resto è la tua ricordalo sempre.
Rico preferì a quel punto dedicarsi all’effimero, abbandonandosi con garbo agli abbracci di puttane berlinesi le più in voga e di dubbio gusto. Si stabilì da Licia dopo un giorno e mezzo piuttosto su di giri. Lei disse di essere originaria di Tripoli da padre occidentale e poteva benissimo essere descritta come un personaggio al di fuori del comune senso del pudore. Tabs cominciò a capire solo al quarto rapporto sessuale accondiscendente e gratuito ma si erano già sposati. A proposito di soldi non stavano malissimo e poi Rico trovò immediatamente una scrivania in un noto quotidiano della città. Non erano soliti parlarsi di frequente. Non avevano ragioni per essere felici pur amandosi moltissimo.
Episodio otto – Il peschereccio turco
Insieme visitarono l’Italia senza prenotare. Si coprirono di insulti appena fuori dal piazzale sterrato che dava su di una affascinante pineta ai piedi delle Alpi. Si vomitarono contro ogni risentimento anche il più plateale. Si picchiarono con due personaggi del luogo parecchio ubriachi. Passarono ore impegnati con deposizioni tese a dimostrare la loro innocenza. Si imbarcarono in piena notte su un peschereccio turco e solo dopo diversi mesi avvistarono la terraferma. Ma il più era fatto ormai e Rita Pavone non si è più ripresa da allora, adoperandosi come cassiera cantante al “Sentimento Nuevo” mostrando ogni sera dolcevita esistenzialisti diversi. Quel giovane portoricano invece aveva del talento nelle risse pur essendo così poco funky. Un particolare insignificante a margine: Rico non mise più piede al country bar. Questo potrebbe sembrare un fatto marginale e così è, ma segnerà per sempre la vita di Rita fino a renderla completamente schiava della birra dell’Indiana con effetti particolarmente raccapriccianti sulla sua persona fisica.
June 14, 2008

16-06-1988
Episodio sette – Background
Dopo il sesso Tabs si lasciava andare in confidenze mitologiche.
Ho letto un giorno sul Times, di un uomo con un testicolo gigante come compagno di vita. Era affetto da una malattia esotica o non so cosa ma il dato di fatto era la presenza di un uomo malato e completamente schiavo della sua immagine. Mi pare abbiano poi dato sul satellite una serie televisiva di scarso successo con un protagonista che lo somigliava molto. Operarono il malcapitato in diretta alle otto della costa occidentale e restò incosciente dieci minuti prima di morire senza fare nessun gesto disperato. Almeno all’apparenza. Questa storia mi ha colpito molto, tu pensi davvero possano esistere i testicoli giganti? Ne avessi avuto uno, ci saremmo conosciuti e mi avresti fatto un pompino comunque?
La Pavone in genere non prestava attenzione ai discorsi post coitali di Tabs, era solita pensare alla sua attuale condizione di vita senza farsi troppe illusioni.
Vivo qui da qualche mese, più di uno. Sono cresciuta piena dell’affetto di un nonno gay che possedeva l’autoscontro più intellettuale della città (il “My Car, Not my Life”). Sono andata a scuola dai monaci tibetani del garage sotto casa. Vedi come si mette e tieni pronte le valige nel caso precipitasse tutto in un momento.
Rico notava con un ritardo scientifico di mezz’ora l’attuale indifferenza della sua compagna. Questa voluta comprensione fuori sincrono delle cose era l’unico metodo conosciuto per piacere alle donne. Così amò la sua ex compagna, Sole Winehouse, che deve ai capelli ricci il soprannome di Stronza. E Rico Tabs negli ultimi due anni aveva smesso di immaginarsela nuda con fatica. Forse Rita intuì l’imbarazzo di quello che non voleva ancora considerare come il suo nuovo compagno, per questo lo abbracciò forte e si accoppiarono velocissimo.
June 13, 2008
Episodio sei – Tutti i Coen
Rita osserva anche un ideale femminile di riferimento per i momenti difficili: Alanis Morissette quando dice “La mia aspirazione non è la felicità ma la ricerca di un equilibrio, la pace rispetto ai sentimenti di rabbia e angoscia. L’equilibrio è il mio mantra mattutino”. Inoltre si compiaceva di provocare timide erezioni a sconosciuti di passaggo. Era molto impacciata quando parlava di sesso ad alta voce con qualcuno che la potesse sentire, aveva l’abitudine sempre ad usare eufemismi e metafore. Si era adeguata perfettamente alla Poltrona Frau nel salottino di Rico, pur continuando a chiedersi ragione della collezione in dvd di “Tutti i film di tutti i fratelli Coen” sulla mensola sopra al letto senza però darsi spiegazione esaustiva. Rico scriveva, con altri quattro più o meno come lui, una serie televisiva su un investigatore privato omosessuale invischiato in una storia di mafia e fantasmi che passava talvolta via cavo su TeleKentucky. Per vivere faceva l’impiegato nella pompa GasolineNow di Pablo Mudhoney, un quarantenne attivista del Partito Democratico locale sospetto di simpatie pellerossa. Rita al momento esercitava come cuoca nella tavola calda greca di un’amica della madre, seguendo a mesi alterni corsi serali di scrittura creativa e sceneggiatura. In generale avevano pochissimo in comune e non si amavano per niente. Si divertivano a dormire o a raccontarsi finti aneddoti sul passato da rock star planetaria di lui prima di dormire insieme. Erano incoscienti e cominciavano a mostrare i segni dell’eccesso di grassi saturi dovuti per lo più all’allegra cucina domestica. Rischiavano di diventare obesi e già erano piuttosto pigri.
June 10, 2008
Episodio cinque – La musica
Il rapporto con la musica, Rita lo sfoggiava in eventi mondani o a poche cene di lavoro ed era dovuto esclusivamente alle lezioni di solfeggio in tenera età prese alla banda del quartiere e alle audiocassette prestatele da Hank, ex fidanzato italoamericano vero nome Anco Marzio Modigliani. Costui guadagnava da spendere, all’epoca della breve relazione, esercitando come batterista per Paul McCartney e consumava a dismisura musica dei settanta ottanta italiani. Il padre di Anco Marzio viveva camorrista napoletano, costretto ad emigrare e di lui era notissima la passione per l’Italia i suoi usi e costumi compreso l’impianto alta fedeltà in automobili di seconda mano con interni in pelle sorpassati . Ogni tanto con Rico Rita toccava appena l’argomento, soprattutto quando facevano uso di sostanze illegali che consumavano regolarmente ognuno all’oscuro dell’altra. Il sesso non era che la punta dell’iceberg di quel breve accenno di rapporto superficiale, il peggio consisteva in lunghissimi momenti di ascolto con pezzi scelti a caso da una bizzarra collezione di vinili. Rico da portoricano atipico cresciuto in una spiaggia di nudisti conosceva tutta la musica del mondo ma ne capiva la metà seppur prestasse attenzione ad ogni stronzata nuova del mercato indipendente scandinavo. Per tutto questo decisero di conoscersi meglio sotto l’aspetto quotidiano. Rita portò i bagagli nel loft di mercoledì. Agli incroci sui sostegni dei semafori le borghesi disincantate del centro città attaccavano magneti OBAMA. Con tutto questo Rita si portò tre libri, scatole di scarpe mezze piene, cinture e cotone per le orecchie oltre gli assorbenti interni. A Rico lo spazio non mancava e andava parecchio fiero della disposizione attribuita al salottino nuovo, della stampa Frankie Goes to Hollywood e della foto di Morissey mentre lancia fiori ad un concerto. Non risaltava con la dovuta chiarezza quella foto e pensò di spostarla in bagno. Rita Pavone in quel momento si sentì grande, aveva netta la percezione del suo miglioramento sociale. Rico Tabs esercitava nello sport in televisione il suo personalissimo buddismo. (6)
June 9, 2008
Episodio quattro – Il sesso
A me piace stare sopra è un problema?
Non credo, almeno per il momento.
Prima di invitare Rita con discutibile scelta di metodo a spogliarsi per conto suo, Rico pensò d’impulso alla colonna sonora e alla successione cronologica delle canzoni. In pochi secondi la decisione appariva ovvia e tolse il coperchio pieno di adesivi dal giradischi: Forever Changes, edizione limitata, dei Love per creare atmosfera e complicità. Rico inoltre non è mai risultato un soggetto impulsivo riguardo l’accoppiamento, lo considera piuttosto un rito di passaggio tra la condizione depressa e il momento dello svago fisico. Rita non era intenzionata certo a farglielo pesare e si mostrò alquanto trattenuta considerando le sue abitudini e inclinazioni sessuali. Politicamente si spacciavano talvolta come Clintoniani. Soprattutto adesso che bisognava farsi forza e reprimere gli istinti per votare un reduce vecchio e rincoglionito uno che non sa leggere discorsi in pubblico scritti da altri. Ad ogni modo Rico era anche un patito del sesso orale mentre Rita si dedicava da breve a pratiche anali consenzienti. Si limitarono all’essenziale, non concedendosi troppo all’immaginario collettivo. Il sesso, trascurabile ma decisamente scabroso, durò il tempo del lato A nonostante il volume piuttosto basso. Rita se ne andò alle undici di mattina che pioveva con un taxi, rilassata e con i capelli da rifare tornò alla sua macchina gialla in sosta poco fuori il country bar. Rico tirò fuori dal muro una copia pirata de Il declino dell’Impero Americano e si esercitò a recitare le battute a memoria mettendosi in pose diverse, quelle che la scena rendeva necessarie. Non si salutarono con entusiasmo così come invece fecero dopo la droga e un orgasmo, anche se prima di prendere sonno Rita controllò la mail per una breve analisi delle statistiche del blog, in calo da sei settimane di seguito e che cominciavano a preoccuparla un po’.
June 8, 2008
Episodio tre – I riti dell’accoppiamento
Io sto giù, sulla Sesta in un quartiere gradevolissimo.
Io in collina, in un loft poco pretenzioso che però si fa apprezzare per il gusto minimalista negli accessori. Andiamo da me?
La strada che porta in altura è molto illuminata, molto dritta e molto scorrevole a tutte le ore del giorno fino al tramonto. Rita non la percorreva quasi più da quando raccolse i bagagli una mattina presto in casa di Otis, un jazzista losco e bianco di capelli conosciuto in giovane età, prima che un’irruzione della polizia di Contea spostasse radicalmente il centro dell’attenzione per qualche secondo. Uscendo scalza e in mutande non prestò interesse alle motivazioni di quel gesto. La strada era sempre quella, solo più nuova e scintillante. Rico, fingendo di aprire il cassettino portadocumenti del Suv azzurro chiaro alla ricerca degli occhiali da sole le toccò l’interno coscia. Provocando una breve eccitazione, fulminea, che Rita allontanò a gran fatica. L’approccio si fermò lì perché c’era da salire in casa e Rico temeva il giudizio del pubblico, teneva alla disposizione di ogni mobile e complemento fino alla sovrapposizione dei cuscini colorati sul letto smaltato di bianco. Trattava gli oggetti come donne, perciò si preoccupò di abbozzare un discorso circa la necessità di non criticare ciò che non si può capire. Rita rassicurata da quella breve umidità sentimentale non replicò e notò l’ampiezza del loft a confronto del buco in cui abitava, il giradischi e la sterminata raccolta di vinili catalogati con i bordi di copertina a formare spazi significativi di polvere fresca. Rico propose di esercitarsi con ikebana sulla felicità. Lei non capì la finezza di quel suggerimento ma apprezzava l’arredamento spartano e pitturato nonostante i colori si amassero poco. La lavatrice aveva quasi terminato la prima centrifuga e staccò il rumore a vibrazione che disturbava la vista di un bonsai troppo largo per essere vero. Dopo trenta secondi di silenzio Rita mise la mano destra sul pacco del portoricano e sentì una bozza di erezione che prometteva bene. (6)
June 7, 2008
Episodio due – Le lesbiche sgargianti
Rita rispettava esclusivamente due regole in condotta: non farti dettare il mood da un gruppo di froci, usa il televisore per dare luce e tono all’ambiente. Nel fine settimana concedeva diverse eccezioni. Sostava in un monolocale fuori mano, sulla Sesta, faceva le pulizie solo per occasioni di visita e mangiava da Speedy Burgher Inc. ogni sabato pomeriggio con Annarella Yumi la sorella obesa fin dai primi istanti della nascita. Non ti puoi aspettare che la gente abbia la virtù della purezza quando è povera. Questo pensava mentre la lingua di Rico faceva a gara con la sua per la profondità e la spinta verso l’alto. Si è sentita per qualche secondo raccapricciare constatando la triste condizione di vita reale dalla qualche fuggiva solo con l’abuso di barrette dietetiche. Rico non meditava a niente dimenticandosi l’avversione patologica al capello biondo corto e ai denti fuori dalla grazia di dio, manteneva la calma in ogni circostanza almeno per dieci minuti buoni. Quando dodici ragazze senza biancheria intima apprezzabile fecero ingresso con relativa baldoria sulla passerella al centro del country bar, a quel punto uscirono per rinfrescare le magliette dal sudore dell’imbarazzo e dal tanfo di cipolla pakistana. Vestivano molto all’insegna della sobrietà e con un po’ di consapevolezza nerd: lui con una maglietta verde e relativa scritta bianca in corsivo “Jacob don’t exist”. Rita indossava al contrario una canotta a manica lunga, kaki, con una scritta nera in rilievo cucito a mano “Mac or Pc?”. Parlarono del tempo, delle stagioni, di salse piccanti e di qualche attore imborghesito dal ciuffo cotonato. Si guardavano in faccia di nascosto scoprendosi timidi e invaghiti. Piacersi così non era previsto ed alle sette di un caldo pomeriggio di giugno si tende a non andare troppo per il sottile. Nel Kentucky per giunta. Si adoperarono in tempo solo per notare la significativa presenza di lesbiche sgargianti nel corpo di ballo del country bar e i dodici motociclisti libanesi intenti ad entrare ma l’idea del sesso ebbe la meglio e rientrarono esclusivamente per una sigaretta e un dito di Coca Cola. (7)
June 6, 2008
Episodio uno – L’incontro
Quel giorno che morì Yve Saint Laurent, come stava annunciando un mezzobusto armeno, si trovavano in un country bar del Kentucky con sette televisori accesi. Rico Tabs un portoricano dall’aspetto gradevole, integrato senza grande entusiasmo. Rita Pavone una cinese che ostinava a spacciare se stessa come italoamericana forse per via del capello biondo corto e della bandiera tricolore stesa sul copribaule dell’auto gialla. Non erano insieme e sostavano temporaneamente lì per inconvenienti trascurabili, quanto basta per avere il morale sotto i piedi. Rico è depresso per una storia sentimentale finita bene per l’altro, Rita ha un fidanzato nel ramo mutui, che però non è passato indenne alla povertà acquisita di recente e le manda continuamente sms dal tono apocalittico. Il country bar “Sentimiento Nuevo” nel fine settimana estendeva il suo intrattenimento alla lap dance con la classe di una stangona etiope che sapeva ballare, dal fare ambiguo e che guardava in maniera irriguardosa le donne. Rico e Rita erano all’oscuro dell’attrattiva di quell’incantevole posticino fuori mano. Per caso erano seduti vicino quando dall’impianto acustico assemblato con dodici casse stereofoniche di modelli diversi e da una radio a cristalli liquidi si accorgono del pezzo in onda su Free Europe. Straniti per quell’incongruenza nell’arredamento finto sobrio si sorpresero invece a pensare cosa fare lì nell’immediata vicinanza l’una dell’altro. Rita accende una sigaretta e dice ciao, balliamo? Per Rico un pezzo ballabile rimane un pezzo ballabile e declina l’invito, sono molto stanco e di pessimo umore. A quel punto quasi senza pensare, Rita lo tira sulla pista di legno secolare con le ringhiere dal lato opposto invece dei divanetti dal colore propedeutico all’amore. Rico finge di opporre resistenza giusto il tempo di riconoscere il pezzo di rincorsa al primo, Everything Counts, ed agitare la testa insieme al ritmo. Intorno a loro solo quattro giovani cowboy dal capello unto e la camicia a quadri perfettamente adeguati all’orario del primo spettacolo e qualche vecchia rappresentante di polizze sulla vita in pensione. Lui muove le ginocchia con un fare molto schivo, creando a Rita un freno inconsapevole alla danza. Dietro il bancone in mogano antico i due giovani proprietari omosessuali osavano appendere a cadenza bimestrale un poster gigante di Chuck Norris. Tutto era perfetto nel country bar, non c’era niente di romantico eppure si sono baciati con la lingua senza troppi convenevoli o specifiche apprensioni. (8)
June 4, 2008
cultura pagana
Grazie ad amicizie moralmente ingiustificabili la redazione nella mia persona è venuta in possesso di un documento delicato: le undici tracce che saranno il nuovo album dei Bluvertigo. L’album della maturità artistica e sociale dei componenti originari del gruppo. Un ritorno ad armonie orecchiabili e testi sostanzialmente tradotti (così nell’abbozzo di cartella stampa allegata al vinile). Per una settimana sono rimasta chiusa in casa dopo il lavoro, senza fare sesso o avere contatti di prossimità con persone fattibili. Nelle pause ho ascoltato per intero le canzoni e sono riuscita a farmi un’idea, pur con la limitazione dell’essere femmina non nerd e senza televisione satellitare. Il titolo del disco è: Posso addarti su Facebook to my friend?
La prima parte della recensione è sul mio Tumblr.
Ritmi Ossessivi (Castoldi – Battiato, edizioni Smoking Cocks – Battiato Inc.)
Il maestro d’arte siciliano mette la sua impronta su questo pezzo devastante: la chitarra di Pinball Wizard, al cantato Piero Pelù anche se irriconoscibile. Tra un urlo e un risucchio delle corde vocali del cantante si capiscono alcuni versi miliari: “Sei uno sparo di metafisica/sottintendi testi impliciti/lasciati andare all’ambientalismo perverso”. Tutto si chiude con un estratto del discorso di Walter Veltroni a chiusura della devastante campagna elettorale dell’aprile 2008. Breve estratto.
Dimmi chi sei? (Fumagalli – Castoldi, edizioni Smoking Cocks)
Qui è ben presente l’influenza dei primi Talking Heads, basta prestare attenzione alla struttura delle percussioni. L’effetto dura per il breve intro strumentale poi il pezzo vira più sulla melodia di un brano famoso dei Matia Bazar se non erro. Il testo introietta tutti gli ultimi anni vissuti sul pianerottolo da Margan, il refrain è incisivo: “Non scrivo cose nuove per non perdere originalità”. Su due piedi è un pezzo che si farà dimenticare.
Cori Russi (Castoldi – Battiato – Fumagalli – Elisa, edizioni Smoking Cocks – Battiato Inc. – Per Elisa Srl)
La prima volta che ho sentito questo brano senza attenzione pensavo di aver messo sul giradischi un LP degli Yes. Capisco di essermi sbagliata quando la voce di Elisa introduce con poche parole lo sviluppo della canzone: Sentire o non sentire/è necessario dimenticare”. Poi è tutto un dialogo a tre voci tra Morgan, Battiato ed Andy: “Tu vedi Battiato?/ti credi una persona vivace?/non ti secca tutto quel trucco?”. Qualche coretto in sottofondo e una cornamusa giamaicana. Impalpabile ma affascinante.
Gli opposti si Arrapano (Castoldi – Battiato, edizioni Smoking Cocks – Battiato Inc.)
La canzone sul sesso di Battiato più diretta dopo Sentimiento Nuevo, alla quale Morgan contribuisce con un pezzo di pianola formidabile e una batteria elettronica sfinente. Forse il pezzo migliore fino a questo punto d’ascolto, senza dubbio il più energico. Il testo è solo di Morgan: “Apocrifi clitoridi/invadono le strade/Avere voglia di lubrificanti/è un sintomatico presagio”. L’assolo di chitarra di Ivano Fossati (campionato) nobilita ulteriormente ma non è decisivo.
Al cine (Castoldi - Conte, edizioni Smoking Cocks – Paolo Conte solutions)
Dico subito che qui Conte appare solo per definire l’arrangiamento provvisorio del pezzo e si sente subito. Tastiere, corni e fisarmonica solista nel nuovo missaggio di Morgan. Il testo è approssimativo e molto carente: Al cine/io non vado al cine/al cine/tu vai al cine?”. Un omaggio al grande cantautore nulla di più.
John Loke (Castoldi - Doherty, edizioni Smoking Cocks – Bon Bon Records Now)
Il testo di Pet Doherty si intona perfettamente alla chitarra del pezzo. Tradotto da Morgan e arrangiato con l’aiuto di Gaudi. Una poesia neoromantica, un gioco perverso tra persone dello stesso ceto sociale e qualche apparizione a sorpresa: “Chi è Jacob/cosa vuole da me Jacob/fatti avanti Jacob”. Leggendo tra le righe si intuisce la critica feroce al modo di fare spettacolo praticato da Elton John. Forse qui il pianoforte ci poteva essere, ma la scelta è caduta sul clavicembalo di proprietà dalla mamma di Pete. Un po’ confuso il ritornello: “John Loke non può essere morto/che senso avrebbe tutto questo”.
Puttana (Castoldi, edizioni Personale Castoldi)
Finalmente un pezzo rock, in grado di scatenare il Pogo dal vivo. La batteria di Keith Moon campionata e distorta per seguire alla perfezione il giro di basso originale. Così fino alla fine, con la chitarra molto pulita e un po’ trattenuta. Il testo sono una serie di insulti tratti dalle più celebri opere Pop-Rock: “A videochiamarti non ci penso nemmeno/ho voglia di qualcosa di buono/di dolce/del cioccolato?”
Traccia Fantasma (Fumagalli – Fumagalli – Castoldi)
Un pezzo di due minuti con Morgan al Pianoforte ed Andy alle maracas. Strumentale e struggente.
Voto: 7+ il disco è difficile da digerire subito, non tutte le canzoni hanno senso preciso. In certi passaggi si rischia di cadere nel banale e nel grottesco. In ogni caso da comprare per eventualmente parlarne male.
(fine)
Valeria Ferrari, Il Mattino ha l’Oro in bocca - Castel D’Azzano
June 2, 2008
cultura pagana
Grazie ad amicizie moralmente ingiustificabili la redazione nella mia persona è venuta in possesso di un documento delicato: le undici tracce che saranno il nuovo album dei Bluvertigo. L’album della maturità artistica e sociale dei componenti originari del gruppo. Un ritorno ad armonie orecchiabili e testi sostanzialmente tradotti (così nell’abbozzo di cartella stampa allegata al vinile).
Per una settimana sono rimasta chiusa in casa dopo il lavoro, senza fare sesso o avere contatti di prossimità con persone fattibili. Nelle pause ho ascoltato per intero le canzoni e sono riuscita a farmi un’idea, pur con la limitazione dell’essere femmina non nerd e senza televisione satellitare. Il titolo del disco è: Posso addarti su Facebook to my friend?
Mi hai sempre mentito (Castodi – Fumagalli, edizioni Smoking Cocks)
Introdotto da una chitarra acustica nettamente scordata, il pezzo di apertura del disco mi lascia perplessa. Mi aspettavo qualcosa di più energico adeguato ad una settimana di surgelati e marijuana. Il testo non è immediato: “Cosa hai deciso di fare/limitarci a fingere/o rielaborare canzoni da spot?” Non è facile inserire il testo sulla musica visto che il tappeto di violini, anch’essi scordati in maniera plateale, è un tappeto di violini che distrae. Il basso elettrico di Morgan si fa sentire dumb a metà mentre canta: “Non so come fai ad essere in pace/non so cosa vuoi per farti comprare/sono arrivato al terzo livello/come un superminimo assorbibile”. Il brano si chiude bruscamente.
Cuneo (Fumagalli – Fumagalli, edizioni Smoking Cocks)
È senza dubbio uno stereotipo abusato quello dell’artista che celebra una città, ma qui la musica è deliziosa. Tastiere distorte e testo salmodiato: “Cuneo è una città con un nome bellissimo/Cuneo è una parola bellissima/Cuneo e ti viene in mente il mare/Cuneo e credi ci sia il buio sei mesi l’anno”. Una Fender molto roca interrompe la cantilena e il ritornello parte seguito dalla batteria: “Sono stato a Cuneo/ci sono tanti luoghi comuni su Cuneo/ci sono persone altissime a Cuneo”. Di seguito il testo si allunga su una storia d’amore andata male e quelle cose lì, ma il pezzo è già finito. Ancora non c’è traccia del singolo da classifica o ballabile.
Mi capisci quando parlo (Castoldi – Castoldi, edizioni Smoking Cocks)
E al terzo pezzo Morgan tira fuori il ballabile intellettuale. Diciamo del ritmo: a metà tra Song 2 e I’m Gonna Dj. Però più elettronica. Molto presente e bene la batteria e poca chitarra, forse un peccato. Ovviamente la ritmica è totalmente casuale. Diciamo del testo: “Sottovalutare il sesso, la sua importanza/non fa di voi persone migliori, quantomeno accettabili/stai pure seduta/stai pure seduta/mi trucco da solo stasera”. Il resto è tutta una rielaborazione dei versi in lingua originale di Lou Reed nel periodo in cui frequentava David Bowie, e qui il pezzo perde verve.
Hanno ucciso l’Uomo Ragno (Pezzali – Cecchetto – Repetto – Cherubini - Drupi, edizioni EMI)
La voracità coveristica di Morgan è nota ai più, ma considerare questo pezzo degno da farne copia mi sembra un azzardo. La canzone è un monumento per la generazione della sala giochi, è difficile da rovinare. Per rendere meglio l’idea mi limito a riportare le parole di Castaldo da giovane: “Bestiale, veramente ormai è diventata un mito e non saprei neanche come commentarla. Fate voi, tanto la conoscete no?”. Morgan ci mette del suo facendola cantare ad un coro di adolescenti appartenenti ad una scuola cattolica di Damasco, vestiti tutti uguali. Il testo non è stato modificato ma sono stati aggiunti dei coretti alla Def Leppard, per chi li conosce. Il brano così arrangiato ha delle potenzialità da curva.
(continua)
Valeria Ferrari, Il Mattino ha l’Oro in bocca - Castel D’Azzano
letttere firmate da altri - 12
Caro Carlo, sono una donna di belle speranze con un grosso grosso problema: il mio coinquilino comincia ad essermi simpatico. Questo mi ha cambiato la vita, non faccio più colazione da sola al bar leggendo la Gazzetta per finta. Sono single da pochissimi minuti e come lei capirà non è il modo migliore per cominciare a farci l’abitudine. Inoltre sono sempre convinta della sua pericolosità sociale, perlomeno dal punto di vista morale. Per non dire di quando si esercita in discutibili premure. Argomenti per sbatterlo fuori di casa ce ne sarebbero a milioni di milioni. Non fosse che la casa è di sua proprietà privata. Sento il bisogno di confidarmi con lei che capisce di fasi complicate, anche a livello internazionale. Controllo la posta solo di martedì.
Sua affezionatissima Valeria
Lettera a Carlo Rossella, Ufficio Stampa Medusa
noneraniente@gmail.com