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complicazioni sentimentali

luoghi comuni, nomi propri, posti immaginifici e musica ad altissimo volume

June 1, 2008

Il Comunicato della Nord

Milano - Nel merito degli avvenimenti che hanno portato il Presidente Massimo Moratti ad esonerare Mister Mncini, c’è da considerare anche la posizione della curva Nord che si è espressa con una dichiarazione all’agenzia Ansa:
“Grazie di kuore al mister MANCINI x kuello ke ha fatto in 4anni all’INTER,ora kuello ke konta,e anke ieri,è il bene dell’INTER,xcio,kontinui il sign.MOURINHO ad all’ungare la scia vincente della BENEAMATA,magari regalandoci cio’ ke i tifosi interisti aspettiamo da + di 40anni,la CHAMPIONS.In bokka a lupo mister”.
(vf) La Gazzetta dello Sport

May 29, 2008

Gomorra (2008)

In linea di principio un film che non è un film. Che sia bello o meno cinematograficamente parlando poco importa. La sostanza sta nelle conclusioni che uno arriva all’uscita dal cinema, soggettive e molto scorrette.Il camorrista non è un uomo è un animale vigliacco. Il camorrista è molto operoso, per se stesso e per molti altri. Lo Stato non esiste. Lo Stato non ha speranza di vittoria. Pensi al poliziotto che lavora da quelle parti e lo compatisci. Il figlio di camorrista è un camorrista da sempre. Tutto funziona perché la Camorra è meglio dei servizi sociali, qualche rischio lo si deve pur correre. Non c’è traccia di ideologia, di nessuna ideologia.  A tutto c’è l’eccezione.
Valeria Ferrari, Clock

May 26, 2008

“sono troppo criptica per scrivere un twitter?” — TVS

La Cacca del Tifoso

Certo, una donna non deve per necessità capire il calcio e le sue leggi. Ma non sono una santa pertanto quello che succede sopra questa massa di ebeti che sono i tifosi lo capisco un po’. L’aspetto sportivo è marginale, il mio. Se si esclude una scommessa persa per colpa dell’Internazionale di Milano, una scommessa di genere sessuale. Comunque la storia è questa: adesso qualcuno farà “La Tessera del Tifoso”, una carta d’identità per una razza italica bene precisa. Tempo un anno e sapremo tutto. Chi sono, cosa fanno e con chi si vedono. Nel caso pensassero, quello che pensano. Avremo un occasione preziosissima per fotografare i Tifosi. Le aziende di divani già si preparano ad un porta a porta capillare, con questa mole di dati possono rendere vincente la loro strategia di vendita. Lo stesso vale per chi vende mattonelle da bagno, caminetti e interni discutibili per automobili di grossa cilindrata. Appena saranno chiare le mete estive per le loro vacanze, ti Tour Operator scaveranno villaggi dappertutto. Finalmente indagheremo il genere femminile di questo Popolo, che pagine leggono della Gazzetta dello Sport e che oroscopo prediligono. Finito con i generi di prima necessità resterà del materiale anche per le sessuologhe. L’unico neo, se volgiamo proprio essere professionale, resta il fatto che rimarranno fuori da questa immensa raccolta dati i criminali e i giornalisti sportivi maschi. Questi perché sono almeno furbi, quelli perché non sanno leggere e scrivere. Detto ciò del calcio ricorderò sempre un’associazione con il sesso scadente, ma gli concedo il beneficio del dubbio. In un anno avrò di che conoscerlo meglio.
Valeria Ferrari,
Il Corriere delle Due

May 20, 2008

Tavole della Legge 1°

Mi hanno raccontato di un giovane padre il cui bambino ha paura dell’uomo nero. Il padre gli ha detto che non risulta a sua memoria un solo caso di uomo nero, gli ha fatto vedere le statistiche: niente, il bambino ha ancora paura. Chi non s’intenerirebbe a un bambino spaventato dall’uomo nero? Purchè una popolazione di milioni di adulti non pretenda di fare tenerezza anche lei. La xenofobia, si dice, è la paura del diverso, dunque è qualcosa di naturale. Chi non prova un’apprensione, una diffidenza, un’angoscia nei confronti dello sconosciuto? Mah: non ci si crogioli troppo con le etimologie. La xenofobia è anche l’invenzione del diverso, e il disprezzo, l’avversione e la persecuzione del diverso. E’ a un passo dal razzismo, e spesso quel passo l’ha fatto. Gli italiani non sono xenofobi, non sono razzisti? Ah, Padre, non metterci alla prova, non indurci in tentazione. Nel dizionario dei nostri luoghi correnti gli zingari sono associati da sempre al fuoco, al lanciafiamme, ai forni. Figurarsi quando incenerire rifiuti urbani non si può, rifiuti umani magari sì. Tutto in ordine: un commissario speciale ai rifiuti urbani, uno agli umani. Speriamo che qualcuno segua la vicenda della ragazza accusata di voler rubare una bambina a Ponticelli, fino a venirne a capo. Come spiega il padre sull’uomo nero, abbiamo statistiche inesorabili che non contemplano bambini rapiti da zingari: da altri italiani sì. I sondaggi freschi danno i “musulmani” retrocessi al quarto posto, dopo zingari, albanesi e rumeni (è già tanto che distinguano fra rom e romeni). Ah, popolo fanciullescamente volubile: abbiamo già declassato, per il momento, lo scontro di civiltà. Davvero, dobbiamo preoccuparci di evocare a vanvera l’antisemitismo dell’infanticidio rituale, la memoria dei pogrom? Mah: direi che sono altre le parole che andrebbero risciacquate: sicurezza, per esempio, sinistra, per esempio. O intere locuzioni, che non si ascoltano più senza ridere: radicarsi nel territorio, per esempio. La Lega ha messo tutti in soggezione grazie alla sua prova di Radicamento nel Territorio. Ma in una classifica neutrale della materia c’erano, sia detto senza offesa, modelli più rigogliosi, non so, Hamas, radicata nella striscia di Gaza, la camorra, la mafia, la ‘ndrangheta. Perfino la democrazia, obbligata a ratificare gli esiti elettorali del radicamento nel territorio, conosce le sue eccezioni, come negli scioglimenti prefettizi di amministrazioni comunali dove si esagera col radicamento. Ci sono posti nei quali viene da augurarsi un certo sradicamento dal territorio: guardate Roberto Saviano, che ha scavato così a fondo alla ricerca delle radici da dover vivere altrove, invidiato, minacciato e braccato. La Lega, quando si proclamò padana, dichiarò stranieri tutti gli altri. Non è piacevole dirlo, ma il succo delle elezioni sta in un’espulsione, un rigetto della classe politica di centrosinistra dalla pancia del paese. Un caso di rocambolesca xenofobia. Del resto la posta ultima della lotta politica fu dall’antico questa: l’esilio degli altri. Bisogna pensarci, quando si pronuncia la frase celebre: “Io me ne vado all’estero”. Non lo prendete troppo per un paradosso. Un segnale lo dava il linguaggio, che trattava all’ingrosso da clandestini migranti stranieri e politica di centrosinistra: “Rimandiamoli a casa” e vaffanculo. Nel caso di Veltroni, più precisamente: “Rimandiamolo in Africa”. Così disse Berlusconi, e questo fa somigliare la sbandierata cordialità del suo dialogo attuale a una pratica di diplomazia estera. Lo ridico: non prendetelo per uno scherzo. Il centrodestra non ha fatto granché, nel biennio fra le due elezioni, per meritare il suo trionfo. Ha fatto tutto la coalizione di governo, compresa la sua componente che fa le veci della destra, che si trattasse, all’interno della maggioranza, di guidare una crociata sull’indulto (sicchè il centrodestra beneficiò doppiamente dell’indulto, per le modalità convenienti che aveva dettato, e per il ripudio popolare del governo) o che si tratti, all’interno dell’opposizione, di rivendicare la trasformazione dell’immigrazione “clandestina” in reato penale, come vuole Di Pietro, forte di quaranta parlamentari graziosamente regalati da un Pd sulla cui groppa piantare banderillas quotidiane. Quel che resta del centrosinistra deve chiedersi come mai sia stato solo lui il bersaglio colpito dal giustizialismo allevato in seno, dalla cosiddetta antipolitica, dalla stessa travolgente denuncia della Casta. Il rigetto pressochè viscerale, esistenziale, della classe dirigente di sinistra si è manifestato con la stessa insofferenza animalesca che prorompe contro gli “stranieri”. Quella classe politica, alla maggioranza degli italiani, ha finito per apparire come un corpo estraneo, da espellere, sul quale sfogarsi e trarre vendetta. Come è potuto succedere? Rispondere, farebbe fare un passo avanti. Ci sono due ordini di questioni. Uno fornisce una piccola consolazione alla disfatta della sinistra, ed è l’argomento della moneta cattiva che scaccia la buona. L’altro condanna la sinistra (tutte le sinistre, dal centro all’estrema) a riconoscersi in un’immagine sfigurata. La questione, realissima e poi metaforica, della xenofobia è per ambedue quella dirimente. La moneta buona. Tanti anni fa, facendo tesoro di una complicazione come quella sudtirolese-altoatesina (luogo di frontiera, crogiolo di nazionalità e minoranze e lingue, deposito storico di contese acerrime) Alex Langer e i suoi perseguirono per primi un programma federalista, europeista, nonviolento, premuroso verso le piccole patrie e l’orizzonte planetario. Le tappe di quell’impegno furono scandite dal primo “ecopacifismo”, dal rifiuto coraggioso del censimento etnico, dall’apertura internazionale ai diritti umani. La paziente e delicata anticipazione federalista, locale e globale -i nomi non c’erano ancora- di Langer si volse nel giro di pochi anni (gli anni della Jugoslavia, e di un arrivo così rapido e ingente di migranti in Italia da mutarne la fisionomia demografica e storcerne lo stato d’animo, come una sinistra imbambolata non volle vedere) nella versione leghista degli stessi temi, con la differenza che separa, e anzi oppone, una porta che si apre da una che si chiude. Federalismo, secessione, macroregione, xenofobia e, non di rado, razzismo furono la nuova moneta -anche il colore verde ne fu confiscato. La sinistra tradizionale in tutte le sue componenti, travolta da vicende internazionali e interne sempre subite e mai anticipate, dall’89 a Mani Pulite, non fece altro, lungo tutto questo tumultuoso volgere di tempi, che provare a galleggiare, spesso ai danni del vicino di naufragio, e rincorrere di volta in volta le occasioni con un cambio di ragione sociale. La nascita del Pd è ancora in bilico: fra l’ennesimo mutamento di ragione sociale, e una svolta vera, comunque di lunga lena. Ora, la domanda è se in tempi di precipitosa mutazione degli equilibri mondiali, di crisi di modi di produzione e di pensieri, di terremoti di vecchie identità, la moneta cattiva sia inevitabilmente destinata a scacciare la buona. La storia del Novecento sembra indurre alla risposta pessimista. Naturalmente, ci si guarderà dal concluderne che le responsabilità delle persone e dei gruppi siano irrilevanti. Perchè in ogni caso perdere si può, e può perfino essere la sorte più onorevole: ma finire invisi a una larga maggioranza di propri concittadini come stranieri in patria -come gli incolpevoli zingari italiani di cittadinanza, cui la brava gente, anche quella che si contenta di non dar loro fuoco, intima di tornarsene a casa loro…- questo ha bisogno di una speciale spiegazione. Agli eredi di centrosinistra della Prima Repubblica era rimasta, passato l’inganno della diversità antropologica, un’aura residuale di miglior professionalità, e anche di un più retto cinismo, per così dire. Le avventure della coalizione hanno distrutto anche questo resto. In cambio, hanno instillato nella maggioranza degli italiani la sensazione da bava alla bocca di un modo di essere di vivere e di esibirsi che ne faceva desiderare la cacciata ben più che la vittoria degli altri. Ne vedremo, ne vediamo già delle belle. Berlusconi promette tante libertà, e tante se ne prende, e intanto un suo avvocato difensore vuole intestarsi il reato di immigrazione clandestina e l’espulsione di qualche centinaio di migliaia di badanti. Troppa grazia. Ma tutto questo non ha impedito che la famosa Casta designasse pressoché solo la consorteria umana del centrosinistra e della sinistra, che la testa di Pecoraro Scanio venisse portata -metaforicamente, grazie a Dio- sulle picche dai sanculotti, e che l’estromissione di un ceto politico apparisse come una pulizia etnica. Quando il mercato premia la moneta cattiva, si può fare a gara con i cattivi coniatori, battendo monete appena un po’ meno fasulle; oppure fare altro, se si è capaci. Se non se ne sia capaci, almeno dissociare la propria responsabilità dal fuoco alle baracche, così, perchè un giorno i propri nipoti…
Adriano Sofri, La Repubblica

letttere firmate da altri - 11

Al direttore, scusi se le sembrerò agitata, ma qui tira una brutta aria. Il tentato omicida ha festeggiato lo Scudetto in maniera bizzarra, indossando una maglietta bianca con una croce rossa. Insomma, capisca. Oggi mi ha chiamata con la solita scusa ipocrita: “Vado a fare la spesa, serve qualcosa?”. Con questa ha attaccato e poi si è dilungato in un discorso politico culturale abbastanza complesso. Senza pensarci ho chiesto se fosse tutto a posto, forse con voce sospetta. Sta di fatto che rispondente contando Battiato: “Ciuffi d’isotopi in mano passeggio tra le particelle dei miei atomi nuclei pulsari, neutroni e quasari”. E quindi sono turbata e ho anche le mestruazioni. Che mi dice di Obama?
Lettera a Il Foglio, non in stampa

May 17, 2008

letttere firmate da altri - 10

Al direttore, qui non è successo niente da giorni. Per essere più chiara: succedono sempre le stesse cose. Niente di nuovo a parte me. E davvero irritante quel uomo. Continua a correre, ha solo cambiato orario in funzione dell’innalzamento della temperatura. Ha di nuovo lasciato una non fidanzata, lei la prende male e lui si rilassa la coscienza. A volte ha i crampi. Ecco, se vogliamo trovare il pelo nell’uovo è sempre a casa. Questa novità mi atterrisce, mi comprenda.
Sua affezionatissima Valeria
Lettera a Il Foglio, non in stampa

originali di altri

originali di altri

Franco Battiato, citazioni a memoria

[…]
fulgidi assoluti mimetizzano il ponente
strade trafficate da anestetici sorrisi

pietra lavica suadente si impossessa di denaro
algoritmi sull’estetica del gesto afrodisiaco

potenti scudi termici ci proteggono dal vento solare
scarpe nere e cavigliere egotiche per muoversi senza guardare giù

lobi occipitali forati dall’incenso
distinguono il mio tempo dal futuro elettorale

stabilizzo che l’inerzia al pomeriggio mi fa stanco
con insegne luminose e maglie piene di tesori

furbi funghi finto giapponesi
migrano ricchezze dall’oriente

la metrica sopprime solo isotopi ribelli
rovinando intenti preoccupati e lividi di noia

limito l’abuso nei congressi di potere
macino lisergiche stampelle digitali
[…]

Finto Battiato, Fratelli Minori Editore 1996

Ciao il tuo numero me lo ha dato un amico bastardo

Signorina Guia, è per l’intervista. La trovo in un buon momento?
Ma chi cazzo sei? Chi cazzo ti ha dato il mio numero? Su quale pezzo di carta da cesso scrivi? Sfigata cancellalo subito dopo esserti ficcata il telefono dal quale mi stai chiamando su per il tuo grosso culo (riaggancia).
Intervista Radiofonica a Guia Soncini, Lago di Garda

May 16, 2008

calci, è andata così

Il Coinquilino è notoriamente tifoso affezionatissimo dell’Internazionale di Milano. Mi hanno spiegato in serata che questa per l’Internazionale di Milano sarà una settimana cruciale e quindi ho compreso il suo malumore. Io e il calcio veniamo da pianeti diversi perciò ho accettato senza indugi la scommessa che ha deciso di lanciarmi a tarda notte, svegliandomi: “Sono certissimo. Se lo scudetto lo vince la Roma vinci 500 euro. Nel caso vincesse l’Inter me la dai”. In seguito mi sono informata sulla concretezza sportiva intorno alla scommessa e ho definitivamente accettato l’idea di guadagnare un po’ di soldi senza fatica. Purtroppo la mia vittoria non è immediata, ci sono ancora troppi giorni per non riflettere su una possibile sconfitta.
Lunedì. È uscito senza salutare, ha fatto la spesa ed è andato a correre al parco. Dopo cena tenta di parlare di lavoro. “Senti, se perdi puoi anche rifiutare. Al limite mi paghi una cena da Mario”. “Sono certa della vittoria. Se perdo faccio un po’ di sesso per consolarmi, cerca se puoi di essere all’altezza”. Verso le undici è uscito con la sua nuova fidanzata che pare troppo bella ed intelligente per uno come lui e infatti è fidanzata anche con un altro.
Martedì. “Questa settimana non leggo la Gazzetta”. “Fai come ti pare basta che pulisci il bagno”. Leggere la Gazzetta non ha mai fatto male a nessuno, pertanto una guardatina questa mattina l’ho data. Di sera non si parla di sesso possibile, io ho da fare con Alberto che ha notato qualcosa: “Perché, ti fanno scrivere di calcio adesso?”
Mercoledì. C’è la questione dei tifosi che sconvolge il soggetto maschio di questa casa. Fa sensibilmente finta di niente. “A quanto la danno la vittoria della Roma”. “Non leggo niente, sono passato in farmacia perché mi sono accorto di aver finito i preservativi”. Nota: abitualmente compra preservativi “Vale”. Questo mi fa incazzare e ho comprato i pantaloncini di Totti che arriveranno domani.
Giovedì. “Ciao, stasera sono fuori a dormire. L’erba è al solito posto solo è un po’ di meno. Sabato mattina faccio un salto al parco e poi torno. Ti porto la colazione, dobbiamo essere romantici e prepararci al peggio. Se devi andare in centro ricorda che le strade sono chiuse da una certa ora in poi”. Giornata di stanca. Mi ha lasciato questo biglietto credo in pausa pranzo. Ho chiamato Ilaria verso sera: “Secondo la maggioranza dei tuoi colleghi noiosi appassionati di calcio, chi vince domenica?” “Scusa ma devo riattaccare sta partendo la Mille Miglia”.
Venerdì. Due telefonate. Nessun accenno a domenica. Portata a lavare la maglia del centenario con il numero ventitrè. Sabato ho l’estetista ma solo perché lui fa il finto romantico. “Ma l’ipotesi della lotteria dei rigori è contemplata in questo tipo di competizione?” “Novanta minuti più recupero di assenza cerebrale assoluta, poi torno a casa e niente sarà più come prima. Visto che piove? Sarà una serata del cazzo divertiti”. Nell’incertezza, chiamo Giorgia e mi faccio dare il numero di uno bravo, non vorrei rimanesse così per sempre.
Sabato. È tornato pieno di sudore con una borsa. Ottima colazione e mi ha portato la Gazzetta. Ovviamente comincio dall’oroscopo, Sagittario per la precisione. Voto sette più. Il Governo è nel pieno dei suoi poteri da poco e Mancini è sereno. Essere stato intercettato al telefono con un trafficone l’ha profondamente indignato. Anche Spalletti è sereno. Alle tele sono tutti sereni. Berlusconi e Veltroni si sono visti. L’uomo di casa è teso come una corda, non si capisce bene. “Questa sera vado fuori con la gente del lavoro. In un posto schifoso lercio ma la pizza è notevole. Sai fare il nodo ad una cravatta?” “Sì, io vado a Milano e torno domenica mattina. Ti compro barattolo di Skippy in autogrill?”
Domenica. Riusciamo a pranzare tardi. Io con un pantalone nero finto elegante, lui con una camicia azzurra di tutto rispetto. Scriviamo le regole su un notes che ho in borsa: “Si guarda la partita dell’Inter senza audio e con del nastro nero su possibili scritte in sovrimpressione. Per il resto puoi fare o dire quello che ti pare” “Odi le persone stitiche?” “Tutte meno una”. Ilaria D’Amico non ha mai risolto i suoi problemi di sudorazione, gli altri non li conosco bene. Sms di Roberto: “Gioca Materazzi, non so se mi spiego”. L’Uomo dissimula ascoltando musica. Mette la maglietta con scritto dietro Meterazzi al fischio di inizio. Quel nastro sulla tele in basso ed in alto (non si sa mai) disturba anche se in quindici minuti non sembra succedere qualcosa di rilevante. L’Uomo tace. Deduco dalle imprecazioni che qualcosa succede, quando succede. Poi una frase a caso: “Metti Ibra deficiente”. Uno in giacca e cravatta, inquadrato alla tele, esulta senza motivo. L’Uomo si rilassa per un attimo poi i ventidue in campo si fermano escono tutti e mi prepara una canna. “L’hai più sentita Michela?” “Michela chi?”. Decide di farcire due fette di pane con della Nutella, io lavo le fragole ma mi spinge sul divano. Mi chiedo come deve essere triste il mestiere del commentatore tecnico (ho letto che esiste sulla Gazzetta) e quel cretino mi versa qualcosa sui pantaloncini della Roma e urla come un indemoniato. “Cazzo, cazzo e cazzo”. “Merda, erano nuovi”. Ci ricomponiamo e l’atmosfera è diversa. Uno in giacca e cravatta, inquadrato alla tele, tira un calcio alla bottiglietta che a di fronte senza motivo. Ma il clima rimane beato e lui non se ne cura. “Che ne dici se prima andiamo a cena?” “Mi stai dando della puttana? Erano nuovi quei pantaloncini”. Smaltisco la rabbia facendo il Sudoku di Repubblica e l’Uomo parte sparato a prendere il muro a pugni. Mi alzo e vedo che anche alla tele fanno lo stesso. “Con cinquecento euro lo compro l’iPhone?” “Non ti serve, non serve a nessuno”. Sms di Ilaria: “Andrea dice che il Catania ha pareggiato, non so se può esserti utile”. Il Soggetto si alza e fruga tra i dvd della casa, poi leva il nastro nero dal video e si risiede. “Quanto manca alla fine?” “Non adesso Vale”. Apro Vanity Fair e Questo esulta non so per cosa, mi manda un bacio senza motivo. Qualche minuto di pausa tranquillità e al triplice “Sì” capisco che è finita ma sparisce dalla porta in ascensore. “Dove cazzo vai adesso?” “Te lo dico dopo quando torno con la cena”.
La Voce della Nord, Milano

May 14, 2008

domande del cazzo

Messa così, la sua sembra la poetica del “ma anche”. Tutto per una ragazza è godibilissimo, d’intrattenimento, potrebbe leggerlo un teenager come il protagonista, ma è anche un romanzo che riflette sulla letteratura.
Giovanna Zucconi, intervista a Nick Hornby - La Stampa

noneraniente@gmail.com